Piemonte, luglio da record: il caldo scioglie il ghiacciaio del Rocciamelone

Temperatura media di 22,3 gradi, tre in più rispetto alla norma: è stato il secondo luglio più caldo mai registrato nella regione. Sul massiccio alpino l’acqua scorre sopra e sotto il ghiaccio, mentre una nuova ondata di calore minaccia pianure e città. Link dell'articolo qui

 

Il ghiacciaio non appare più come una distesa immobile. L’acqua scorre tra il ghiaccio e le rocce, forma piccoli canali e precipita verso valle come un torrente. Sono le immagini che arrivano dal Rocciamelone, la montagna di 3.538 metri che domina la Val di Susa e la Valle di Viù, diventata in queste ore il simbolo dell’estate rovente del Piemonte.

I numeri confermano ciò che si osserva in quota. Secondo i dati di Arpa Piemonte, luglio 2026 è stato il secondo mese di luglio più caldo mai registrato nella regione, superato soltanto dal luglio 2015. La temperatura media si è fermata a 22,3 gradi, appena sotto i 22,55 gradi di undici anni fa e circa tre gradi sopra la media climatologica 1991-2020.

Un’anomalia che non arriva all’improvviso. Già giugno era stato classificato da Arpa tra i mesi più caldi e segnato da una delle ondate di calore più intense e persistenti della serie storica piemontese. Le previsioni stagionali indicavano inoltre per agosto una probabilità molto elevata di temperature superiori alla norma.

Sul Rocciamelone gli effetti sono particolarmente visibili. Il ghiacciaio, collocato sul versante settentrionale del massiccio, è rimasto senza la protezione della neve stagionale già nelle prime settimane dell’estate meteorologica. Le nevicate invernali non sono state sufficienti a costruire uno strato capace di resistere alle ripetute incursioni di aria calda.

Secondo il meteorologo Andrea Vuolo, le ondate di calore di aprile e maggio hanno accelerato la fusione della neve, lasciando il ghiacciaio esposto direttamente alla radiazione solare. Dal 10 giugno lo zero termico si sarebbe mantenuto quasi costantemente oltre i quattromila metri, raggiungendo temporaneamente quota cinquemila negli ultimi giorni di luglio.

Significa che, anche sulle cime più alte delle Alpi piemontesi, per lunghi periodi la temperatura dell’aria non è scesa sotto lo zero. Nel momento più intenso delle ondate di calore, le anomalie termiche in montagna avrebbero raggiunto punte comprese tra sette e dieci gradi.

A peggiorare il quadro è stata la scarsità delle precipitazioni. Nell’area del Rocciamelone, durante l’ultimo trimestre, il deficit pluviometrico avrebbe sfiorato il 70 per cento. Meno pioggia e meno neve significano una riduzione dell’acqua disponibile, ma anche una minore capacità del ghiacciaio di proteggersi dall’irraggiamento estivo.

Il torrente che fuoriesce dalla massa glaciale è il risultato più immediato del fenomeno. L’acqua di fusione scorre in superficie, penetra nelle fratture e può aprire nuovi percorsi all’interno del ghiaccio. La scena è spettacolare, ma racconta soprattutto una perdita di massa che, estate dopo estate, modifica il profilo della montagna.

Il problema non riguarda soltanto il paesaggio. I ghiacciai rappresentano una riserva naturale d’acqua e contribuiscono ad alimentare torrenti e fiumi nei mesi più asciutti. La loro progressiva riduzione può alterare la disponibilità idrica delle vallate, aumentare l’instabilità dei versanti e rendere più vulnerabili alcuni itinerari alpinistici.

Con la fusione del ghiaccio vengono inoltre liberate porzioni di roccia rimaste per decenni consolidate dal gelo. I cicli sempre più frequenti di disgelo possono favorire frane e crolli, soprattutto nelle aree di alta quota attraversate da escursionisti e alpinisti.

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Il caldo, dunque, non resta confinato alle pianure. Sale fino alle quote dove un tempo anche in piena estate il gelo garantiva una relativa stabilità. Il Rocciamelone, con il suo ghiacciaio attraversato dall’acqua, mostra in modo diretto quanto rapidamente stiano cambiando le condizioni delle Alpi.

 

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